Sono medico specialista in pediatria, già dirigente medico di primo livello in Neonatologia e Terapia intensiva dell’Ospedale di Pescara, da dodici anni convenzionato con la ASL di Pescara in qualità di pediatra di libera scelta
indicato anche con il termine “pediatra di famiglia”. Il mio ruolo è garantire la salute e lo sviluppo globale dei bambini, dalla nascita fino al completamento della adolescenza. Per convenzione con la ASL assisto ed eseguo ecografie a
850 bambini, dalla nascita fino a 14 anni e in alcuni casi particolari fino a 16.
La continuità assistenziale mi consente di ingenerare nei bambini una progressiva affettuosa fiducia, che esprimono con allegri disegni di fantasia o che mi ritraggono. Questi disegni rivestono le pareti dell’ambulatorio, così da
renderlo familiare come se fosse il nido o la scuola materna.
Se osserviamo i sanitari che svolgono attività sui bambini, notiamo con quale naturalezza riescono a gestirli. Potremmo concludere che essere abili nel comunicare con i bambini sia solo frutto di esperienza, della acquisizione del linguaggio infantile, così come apprendere una qualsiasi lingua straniera. Una esperienza del tipo “per prove ed errore”, secondo la definizione di esperienza di Oscar Wilde “Experience is the name everyone gives to their mistakes”.

In realtà, l’esperienza evolve in abilità comunicativa, e poi in abilità di comunicare in modo ipnotico, se il sanitario è capace di capire cosa il bambino sia in grado di fare e cosa desideri.

Tanto è vero ciò che Dan Kohen, pediatra considerato uno dei maggiori esperti mondiali di ipnosi infantile, afferma che per realizzare una comunicazione ipnotica efficace con i bambini è indispensabile conoscere in modo approfondito lo sviluppo infantile e valutare i livelli maturativi raggiunti per le seguenti abilità: cognitiva, emotiva, empatica e sociale.
Al “primo incontro” il bambino spesso è diffidente, non si lascia accarezzare e si mantiene a distanza di sicurezza dal sanitario: “l’incipit” è così importante quanto difficile. Possiamo agganciare l’attenzione del bambino avvalendoci
della sua notevole curiosità, del desiderio di giocare, ridere, fantasticare. Il primo obiettivo è quello di indurlo a spostare l’attenzione verso qualcosa che per lui possa essere di massimo interesse: il giocattolo o il pupazzo che ha
portato da casa, le immagini raffigurate sulla maglietta che indossa, la chiusura a strappo delle scarpe, qualsiasi oggetto presente in studio.

Resta comunque essenziale la necessità di trovare il modo di conquistare la fiducia, la simpatia, l’alleanza del bambino utilizzando quelle qualità ipnotiche come il contatto visivo, lo sguardo rassicurante, le parole amorevoli
pronunciate con tono di voce pacato e accompagnate da gesti di accoglienza.Per quanto attiene gli argomenti della mia tesi, essi sono finalizzati verso i seguenti obiettivi:

● Descrivere i principi base della comunicazione ipnotica in relazione ai livelli di sviluppo infantile, valutati sulla base della acquisizione delle abilità comunicative e del gioco.

● Presentare le esperienze personali di comunicazione ipnotica finalizzate alla gestione in ambulatorio del bambino difficile, spaventato, o con atteggiamento oppositivo, per condurlo verso un terreno di fiducia e collaborazione.

● Elaborare delle linee guida, dedicate ai pediatri di famiglia, su come comunicare in modo ipnotico con i bambini, strutturate sulla base dell’età evolutiva.

PDF120

L’immaginazione può indurre in noi sensazioni intense, felici o
dolorose, come se fosse la realtà, condurci in qualsiasi luogo, in un tempo
diverso da quello presente. Pertanto l’ipnosi e la comunicazione ipnotica,
potenti strumenti per gestire l’immaginazione, possono orientarci verso il
massimo desiderio di ognuno di noi: essere felici.

Accedi all’area riservata per leggere la tesi